La rete come modello di organizzazione e lavoro

Il concetto di rete, diffusosi nella normativa e nella pratica scolastica nel corso degli anni novanta, è un'applicazione delle teorie dell'organizzazione dell'impresa-rete.
Al fondo di tale teoria sta la coscienza del superamento dei modelli organizzativi centrati su una distinzione verticale dei ruoli e la spinta alla costruzione di un sistema appunto reticolare, caratterizzato, cioè, da distribuzione, autorganizzazione, decentramento, condivisione di funzioni, compiti e competenze, in risposta alle sfide continue del cambiamento e alle esigenze di qualità, innovazione, flessibilità indotte dall'evolversi del sistema sociale e dal mercato. Per parafrasare il titolo di un volume di F. Butera, si tratta di passare dal castello - la struttura piramidale di tipo gerarchico-funzionale - alla rete: da un modello in cui è la "regola" a determinare il "sistema" a uno nel quale è il "sistema" che governa e detta la "regola", definita con sempre minor rigidità e con più frequente riferimento a criteri che non a normative strette di dettaglio.
Lavorare in rete significa saper progettare, gestire, controllare e valutare una serie non necessariamente sequenziale di funzioni, compiti, risultati sempre più governati da variabili indipendenti o esterne al sistema; significa saper instaurare rapporti con soggetti singoli o plurimi; significa saper lavorare in team condividendo responsabilità e risorse ed essendo in grado di gestire sapientemente spinte collaborative e spinte competitive.
Il processo di realizzazione dell'autonomia ha praticamente enfatizzato e sostenuto l'organizzazione networking, tanto all'interno del POF quanto nei rapporti fra le istituzioni scolastiche - nell'obiettivo del dimensionamento e della razionalizzazione delle risorse, al contrario, in quello del loro potenziamento - nonché nell'integrazione fra queste ultime e il territorio.