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La
rete PeaceWaves connette scuole, associazioni, università, agenzie di
formazioni, enti locali, persone che credono che un altro mondo non solo
è possibile ma è necessario. Un altro mondo che sia sostenibile e sia
capace di futuro. PeaceWaves crede che la conoscenza possa cambiare in
meglio il mondo e crede nell'intelligenza collettiva e nella possibilità
che questa ha di condurre processi di cambiamento.
Crede nella non-violenza e nella sua attuazione come modalità di
trasformazione della società.
La nostra rete è un laboratorio continuo di processi di
democratizzazione, di cittadinanza universale, di progetti piccoli e
grandi di cooperazione locale e internazionale, di scambi
intergenerazionali, di long life learning applicata alla realtà
quotidiana.
La nostra ambizione e realizzare ambasciatori di pace e trasformare in
ambasciate di pace le agenzie educative e formative nel mondo. La nostra
rete può rendersi protagonista di processi di azioni preventive early
action, di peace confidance e di peace building e di azioni di multi track
diplomacy "soft diplomacy", conflict resoluction and conflict
mitigation.
La nostra rete lavora principalmente, per definizione, nella early action
(fase preventiva), nella twilight zone (periodo di transizione tra un
conflitto e i processi veri e propri di "costruzione di pace".
Alcuni principi guida ci orientano:
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La
relatività di tutte le religioni, ciascuna delle quali vede lo
stesso Dio da angoli visuali diversi;
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La
concezione dell'uomo come essere fornito di libero arbitrio. Il
cui fine ultimo è la piena realizzazione di sé, capace di
comportamento non-violento e di essere influenzato da siffatto
comportamento, anche in situazioni conflittuali di gruppo
estremamente acute;
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Una
concezione pedagogica che rifiuta ogni forma di violenza,
indottrinamento, accumulazione di cognizioni mnemoniche e
sottolinea l'importanza dell'istruzione attraverso il lavoro (learning
by doing), dell'imparare sbagliando, della ricerca in comune;
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Un'etica
pluralista nell'ambito della quale ha particolare importanza il
principio della non-violenza, avente come corollario quello della
massimizzazione del benessere di tutti, non soltanto di tutti gli
esseri umani bensì di tutti gli esseri senzienti;
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Una
filosofia della storia per cui le grandi conquiste civili,
sociali, culturali, morali, si realizzano non tanto grazie alla
violenza e alla guerra, bensì piuttosto nonostante essa;
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Una
concezione dell'economia per cui essa non va lasciata alle leggi
del mercato, ma deve essere vincolata da precise esigenze di
solidarietà e di giustizia;
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La
denuncia della globalizzazione e dell'industrialismo sfrenato del
tutto irrispettoso della qualità della vita, dell'ambiente e
della natura: non siamo no-global bensì new-global;
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Una
concezione "aperta" e di democrazia dal basso della
società, del potere politico come servizio, e dei rapporti
cittadino stato, dove la cittadinanza è una cittadinanza
universale e sociale;
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Una filosofia dei conflitti che vede in essi
opposizioni di verità parziali, storicamente determinate, e la
cui soluzione non-violenta comporta l'instaurazione di situazioni
in cui le precedenti verità trovano una loro integrazione in una
"verità" più alta che ad un tempo le comprende e le
supera;
I
principi di una strategia del tutto particolare di conduzione e soluzione
dei conflitti: la forza della verità, la forza dell'amore, la forza della
pazienza, la forza della comprensione, la forza della sofferenza:
disobbedienza o resistenza civile, civile perché non è criminale. Non
bisogna confondere questa strategia (satyagraha) con la resistenza
passiva, né confondere la forza con la violenza. Quest'ultima appartiene
ai deboli, noi vogliamo essere forti e coltivando l'idea della forza noi
diventeremo ogni giorno più forti e le nostre azioni diverranno più
efficaci.
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